Giù la maschera! Alla scoperta del linguaggio non verbale

Giù la maschera! Alla scoperta del linguaggio non verbale


La guida che segue ha l’obiettivo di approfondire la comprensione dei preziosi segnali del linguaggio non verbale che accompagnano le parole, per capire meglio gli altri ed ottenere una maggiore consapevolezza della propria comunicazione, allo scopo di gestirla in modo più efficace.
Vediamo quali sono i principi e gli elementi fondamentali per una lettura accurata del linguaggio del corpo.


 

Giù la maschera! Alla scoperta del linguaggio non verbale

 

scoperta linguaggio non verbale

 

Coerenza

Per risultare veramente incisiva, la comunicazione deve essere, in primo luogo, coerente: ciò che diciamo con i gesti deve rispecchiare le nostre parole e anche i segnali non verbali devono essere congruenti fra loro; in caso contrario, quando viene avvertita un’incongruenza, è sempre il canale non verbale ad assumere una rilevanza maggiore.
Il linguaggio non verbale può rivelare informazioni non dette sulle sensazioni (ad esempio di gradimento, rifiuto, tensione) e sulle emozioni (le microespressioni di gioia, tristezza, paura, rabbia, disgusto/disprezzo, sorpresa sono universali): l’incoerenza può essere causata da conflitti interiori, scarsa motivazione o menzogna.
Quando rileviamo che il linguaggio non verbale sta comunicando altro rispetto alle parole, è bene approfondire per comprenderne la motivazione alla base, con domande che non risultino giudicanti, ma interessate a capire meglio l’altro.

 

Controllo

Non solo i gesti sono importanti: movimenti e posizioni del corpo, distanze, espressioni del viso, ritmo, tono e inflessioni vocali non mentono mai, poiché derivano da sensazioni ed emozioni inconsce; per questo motivo, anche quando cerchiamo di tenerli sotto controllo, non riusciamo mai a farlo in maniera totale.
Generalmente, più le parti del corpo sono lontane dal volto, meno un segnale non verbale è sotto il controllo cosciente (microespressioni facciali escluse) e perciò più a diretto contatto con le reali intenzioni della persona.
Il tono emotivo che accompagna la comunicazione è particolarmente evidente nel non verbale, per cui comprenderlo ci permette di entrare più in sintonia con l’interlocutore, creare empatia e, di conseguenza, più disponibilità all’apertura.

 

Contesto

Le differenze culturali possono essere molto rilevanti nel determinare il significato di particolari gesti. Ad ogni modo, cercheremo di fornire delle indicazioni generali, ricordando che ogni interpretazione deve essere contestualizzata, tenendo conto della situazione, dell’insieme dei segnali e della personalità del soggetto.
Ulteriori elementi significativi per arricchire la comprensione della comunicazione sono: il respiro, la sudorazione, il colorito della pelle, la temperatura corporea, il contatto (con gli oggetti, le persone, le parti del proprio corpo), l’abbigliamento.
Anche la struttura linguistica ha un suo peso, ovvero le parole che vengono scelte e come vengono organizzate nel discorso: informazioni non richieste, giustificazioni, lapsus, assenza di dettagli, linguaggio impersonale per prendere le distanze…
In ogni caso, vale la regola di verificare l’intenzione e di considerare la cornice entro cui ha luogo la comunicazione.

 

Cambiamenti

Poniamo anche particolare attenzione ai cambiamenti che avvengono nei movimenti, nelle posture e in ogni altro indice non verbale o paraverbale.
Ad esempio, consideriamo le variazioni vocali come innalzamenti o abbassamenti di tono, tremolii, schiarimenti di voce, presenza di parole incomplete.
Per poter interpretare i cambiamenti, dobbiamo prima osservare il nostro interlocutore, stabilire la sua “linea base” ovvero le tendenze del suo comportamento non verbale quando si trova in un contesto neutro.
Leggi tutti gli elementi non verbali, senza limitarti a gesti isolati ed osserva se e come cambiano; la ricerca delle motivazioni e delle intenzioni sottostanti deve passare da verifiche e approfondimenti sui segnali colti.

 

 

 

Giù la maschera! Alla scoperta del linguaggio non verbale

Ecco una breve lista degli elementi del linguaggio del corpo da tenere in considerazione, al fine di pervenire ad una migliore interpretazione dei messaggi verbali.

 

Occhi

  • Pupille: in condizioni di luminosità normale, le pupille dilatate esprimono uno stato emotivo di piacere ed interesse, se contratte di disagio.
  • Contatto oculare: deve essere mantenuto per un tempo abbastanza lungo per trasmettere coinvolgimento, ma non troppo per non intimidire o irritare.
    Sfuggire improvvisamente allo sguardo altrui comunica insicurezza, tensione o menzogna, mentre muovere gli occhi  rapidamente in diverse direzioni è sintomo di noia o impazienza.
    Non perdere tempo a cercare segnali di menzogna osservando i movimenti oculari, gli indici da considerare sono molti e la linea base varia da persona a persona.
  • Apertura: più gli occhi sono aperti, maggiore è l’attenzione; al contrario, l’interlocutore potrebbe stare provando noia, disinteresse o stanchezza.

 

Posizione del corpo

  • Una posizione diritta e centrata, non irrigidita ma senza continui movimenti, trasmette sicurezza di sé e stabilità. Inclinare il busto in avanti comunica insicurezza, mentre all’indietro presunzione.
  • Distanza: è bene mantenersi ad una distanza non troppo vicina né troppo lontana, sporgendo leggermente il corpo in avanti verso l’altro.
  • Braccia: distese lungo i fianchi, con le mani aperte e i palmi rivolti verso l’alto, denotano disponibilità.
    Le braccia conserte non indicano sempre chiusura, possono comunicare la volontà dell’interlocutore di isolarsi dalle distrazioni esterne per ascoltare attentamente, oppure riflettere stati fisiologici come la fame o il freddo.
  • Gambe: generalmente è meglio evitare di tenerle incrociate, anche se non manifestano sempre una chiusura verso l’altro; in alcuni casi, incrociare le gambe può essere un’arma di seduzione.

 

Gesti

  • Sorridere mostra apertura e disponibilità, suscita fiducia e, nella maggior parte dei casi, il sorriso viene automaticamente ricambiato, generando reazioni positive.
  • Ascolto attivo: annuire mentre si ascolta l’altro, mostrare interesse, coinvolgimento e non solo limitarsi ad ascoltare passivamente, genera sintonia e comprensione.
  • Mani: aiutano ad esplicitare meglio il messaggio, perciò non devono rimanere nascoste (veicolano insicurezza) o chiuse (indicano contrasto), ma nemmeno perdersi in una gestualità confusionaria.

 

Look

  • Acconciatura, accessori, abiti trasmettono informazioni sulla personalità, l’appartenenza a gruppi sociali, ideologie, valori ed è un aspetto che va considerato a seconda del contesto.

 

Voce

  • Volume: troppo alto può comunicare esibizionismo, rabbia, senso di superiorità; troppo basso insicurezza, falsità, timore. L’ideale è modularlo, per mantenere viva l’attenzione dell’altro.
  • Velocità: andrebbe adattata a quella dell’interlocutore e al contesto del discorso; parlare in modo troppo veloce trasmette una sensazione di ansia e nervosismo, troppo lento insicurezza o poca sincerità.
  • Tono: veicola il contenuto emotivo della conversazione, per cui poni particolare attenzione a quello che viene usato.
  • Ritmo: pause e accenti servono per evidenziare parti del discorso ed attirare l’attenzione su ciò che è importante, ma si consiglia di non usarli troppo frequentemente.

 

Per approfondimenti leggi:
Le strategie per comunicare in modo assertivo e consapevole

Comunicare efficacemente: diventare assertivo in 10 mosse


 

E tu quali difficoltà riscontri solitamente nella lettura del linguaggio non verbale?
Se desideri approfondire l’argomento scrivici nei commenti!

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Dott.ssa Claudia Casalboni

Psicologa libera professionista a Contattami
Mi occupo della promozione del benessere psicologico e di percorsi di crescita personale. Offro sostegno psicologico online per aiutare le persone ad affrontare problemi e disagi. Utilizzo tecniche di arteterapia (scrittura, teatro, pittura, fotografia), meditazione e rilassamento.

3 Commenti

  1. Io dalla tenera età di cinque anni mi appoggio il pollice in bocca, con una gomma che strofino sotto il naso. Come la vedete? Ho 39 anni

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    • Salve Sandy, quella che riferisce sembra essere un’abitudine ben radicata, probabilmente un modo che usava in età infantile per calmarsi, auto-consolarsi o gratificarsi. Comprendere cause e significati inconsci di questo comportamento richiederebbe un’analisi più approfondita, che non può esaurirsi in qualche riga.
      Consiglio di avvalersi di una consulenza psicologica per indagare la funzione che questa abitudine ha assunto per lei negli anni e le motivazioni per cui si è protratta fino al presente.
      Un caro saluto,
      Dott.ssa Claudia Casalboni

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      • Ho già fatto circa 13 anni di terapia e ho affrontato non gratis la mia turbolenta infanzis . oggi la verità è che non riesco a far passare a chi ne necessita dell’affetto anche fisico. Trovo male invece del bene, è la mia coazione a ripetere non nascondo che un fumo del falò di rapporti malati. Ora sorridendo la ringrazio x avermi risposto( come pensavo) e auguri Buona vita

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