Cosa significa "il pensiero crea la realtà" (Legge di attrazione) - parte 2 - Psicologia del Cambiamento

Cosa significa “il pensiero crea la realtà” (Legge di attrazione) – parte 2


Nella prima parte dell’articolo abbiamo parlato dei motivi per cui la “Legge di attrazione” e il concetto “il pensiero crea la realtà” sono spesso fraintesi.
Secondo una lettura superficiale, non dobbiamo fare altro che individuare qualcosa che desideriamo, pensare intensamente alla sua realizzazione e prima o poi l’energia di questo pensiero attirerà verso di noi le circostanze e gli oggetti del desiderio.
Cerchiamo di comprendere meglio questi concetti.


 

Cosa significa “il pensiero crea la realtà” (Legge di attrazione) – parte 2

 

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Cosa si intende per realtà?

La realtà è un’entità che non esiste in sé ma dipende da come la osserviamo e da come la interpretiamo, è un concetto soggettivo e relativo, ognuno di noi possiede una propria verità. Queste costruzioni sono determinate dai nostri sensi, dal nostro modo di pensare e soprattutto da aspetti non facili da controllare, come le emozioni, le caratteristiche di personalità e le dinamiche inconsce.

 

Come si può comprendere la propria realtà?

Acquisire una conoscenza più approfondita di se stessi e dei propri automatismi è certamente di aiuto. Si tratta di un processo delicato, perché da dentro può essere faticoso osservare in modo oggettivo ciò che accade e smascherare i meccanismi abituali. In molti casi è utile richiedere un sostegno psicologico per affrontare questo percorso e ciò che ne consegue.
Fino a che la mancanza che sta alla base di un problema non verrà scoperta e affrontata, si innescherà lo stesso schema di pensiero/comportamento e continueranno ad arrivare prove, circostanze simili, rapporti problematici…quando riuscirai a capirlo e ad accettarlo, il problema smetterà di essere tale. Ma questo deve accadere dentro di te! Non puoi attendere una soluzione dall’esterno.

 

Pensiero – comportamento – risposta: circolo vizioso o virtuoso?

Il pensiero crea la realtà significa che il modo in cui interpretiamo il mondo condiziona il nostro comportamento, il quale a sua volta innesca risposte corrispondenti, che inducono a rafforzare il punto di vista di partenza.
Alcuni esempi:

  • Se credi di non essere all’altezza, il tuo modo di esprimerti sarà insicuro e questo indurrà gli altri a non darti credito, confermando la tua idea iniziale di non valere abbastanza;
  • se temi che le persone siano cattive, opportuniste o quant’altro, il tuo atteggiamento automatico sarà di chiusura e sospetto; gli altri potranno spaventarsi o non riuscire ad avvicinarsi a te, questo rinforzerà la tua credenza, senza che tu sia cosciente che la reazione altrui è determinata proprio da te;
  • se ti poni in maniera ostile con una persona, essa non sarà portata a rispondere in modo sereno e aperto, ma si difenderà, incrementando la negatività;
  • se ti comporti in modo arrogante o altezzoso, gli altri difficilmente si sentiranno liberi di comunicare con te e infine ti sentirai sempre più solo.

Un circolo vizioso, se conosciuto e gestito adeguatamente, può trasformarsi in virtuoso. Il problema è che tendiamo a cercare conferme piuttosto che metterci in dubbio, a puntare il dito verso gli altri più che prenderci la responsabilità delle nostre azioni.
Non potrai mai controllare o cambiare gli altri, ma puoi raggiungere il dominio di te stesso.
È tuttavia inutile sforzarti di pensare positivo se c’è qualcosa di irrisolto, inconsapevole e conflittuale dentro di te.
È utile capirti, analizzarti nel profondo per scoprire cosa ti fa sentire e comportare in un certo modo e infine compiere la scelta migliore per te stesso in un dato momento. Acquisendo consapevolezza e imparando a gestire pensieri e reazioni, potrai muoverti in modo spontaneo e non in vista di scopi ignoti anche a te stesso.
Allora, anche la realtà cambierà perché sarà cambiato il tuo modo di guardarla e di relazionarti a essa.

Leggi la prima parte dell’articolo

Dott.ssa Claudia Casalboni

 

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