Il lavoro su di sé, la teoria di Jung e l'alchimia

Il lavoro su di sé, la teoria di Jung e l’alchimia


Si sente spesso parlare di “lavoro su di sé”, ma cosa si intende esattamente? A cosa si riferisce?
Il lavoro su di sé è quel processo di trasformazione interiore che permette l’auto-conoscenza e l’evoluzione personale, al fine di ritrovare il contatto con la propria vera natura, per agire responsabilmente nel mondo.
Il concetto suona nuovo per il nostro tempo, ma non per chi abbia qualche conoscenza in materia di alchimia, antico sistema filosofico esoterico.
Il vero scopo dell’alchimista non era quello di trasformare i metalli in oro, bensì di realizzare la trasmutazione della parte negativa della personalità, fino a riscoprire il proprio “Dio interiore”.
Lo stesso Jung ritrovò nell’alchimia numerose affinità con la sua psicologia analitica.

Vediamo nello specifico le analogie fra alchimia e teoria junghiana, come orientamento per un efficace lavoro su di sé.


 

Il lavoro su di sé, la teoria di Jung e l’alchimia

 

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Alchimia: dal piombo all’oro

 

Oltre ad essere una scienza esoterica, l’alchimia riuniva conoscenze derivanti da altre discipline, quali la chimica, l’astrologia, la medicina, la fisica e la metallurgia, in uno stretto legame fra dimensione materiale, filosofica e spirituale.
Il processo alchemico si fonda sulla metafora della trasmutazione del piombo, grezzo e pesante, nell’oro, fine e perfetto, per rappresentare le fasi del risveglio della coscienza individuale.
Nel percorso dell’uomo, così come nel mondo minerale, l’evoluzione avviene mediante 7 procedimenti, attraverso cui la materia grezza, scaldata e mescolata con diverse sostanze, si trasforma progressivamente, acquisendo colori diversi ad ogni livello.
Gli stadi principali sono 3:

 

Opera al nero (Nigredo)

È la fase di putrefazione, in cui è necessario distruggere il vecchio Io per poter rinascere a nuova vita. L’individuo è chiamato ad affrontare i propri demoni interiori, a conoscerli mediante un’osservazione non giudicante, per far luce sui dubbi, le paure, gli schemi mentali e i condizionamenti imposti che lo allontanano dalla propria verità; è un’immersione in se stesso, in cui deve imparare ad analizzarsi ed ascoltarsi, per ritrovare l’essenza.
Spingersi nel profondo è doloroso, impone il confronto con il proprio lato oscuro, perciò può provocare depressione, angoscia, solitudine, perdita del contatto con gli altri e con la realtà.
Il lavoro su di sé inizia prendendo coscienza dei problemi, delle illusioni e delle emozioni negative; sono necessari coraggio, forza di volontà e costanza per proseguire.
Dalla putrefazione, la sovrastruttura materiale si dissolve, aprendo la strada per una nuova nascita.

 

Opera al bianco (Albedo)

La rinascita è possibile quando si giunge alla consapevolezza e si trova la luce dentro di sé. In questo stadio si giunge a contatto con la propria reale natura, si smette di usare l’esterno per compensare i propri bisogni e si attinge direttamente dalla propria forza interiore.
L’auto-osservazione di pensieri ed emozioni conduce alla conoscenza di sè, grazie alla progressiva disidentificazione dai propri processi mentali e biologici; l’individuo diventa in grado di controllarli, perché ha imparato a porsi in una posizione neutrale, libero dai conflitti interiori.
Smette, così, di farsi dominare dalle circostanze e può governare la propria personalità con il suo sguardo dall’alto, non più preda del flusso caotico.

 

Opera al rosso (Rubedo)

Durante l’Albedo lo scopo ultimo non è ancora realizzato: il controllo della personalità non è sufficiente, la tappa successiva è l’identificazione con l’anima, con il proprio centro spirituale.
Non tutti proseguono per questa via, sopraffatti dal desiderio di sfruttare la condizione raggiunta per fini egoistici. Al contrario, la Rubedo si compie mediante “l’apertura del cuore”: l’individuo che sa provare amore al proprio interno è capace di amare incondizionatamente, si mette al servizio per fare del bene agli altri.
A questo livello, l’alchimista è in grado di percepire la realtà al di là dei propri limiti cerebrali e, attraverso lo sviluppo di un grado di coscienza superiore, può trovare il centro divino, il vero senso dentro di sé.

 

 

Il lavoro su di sé, la teoria di Jung e l’alchimia

 

Psicologia analitica e alchimia

 

Jung venne a contatto con l’alchimia solo in seguito alla formulazione della teoria analitica sul funzionamento della psiche; vi ritrovò simboli, esperienze, concetti che potevano fornire una lettura efficace dell’inconscio e un orientamento per la pratica clinica, tanto che l’assunse come fondamento storico del suo sistema teorico.
Analogamente all’opera alchemica, anche nel percorso terapeutico il fine della consapevolezza è l’auto-realizzazione; essa può compiersi grazie alla trasformazione dei contenuti inconsci inaccettabili e al raggiungimento dell’ “individuazione”, ovvero superando i blocchi e giungendo all’integrazione dei complessi che formano la personalità.
Le tappe che portano all’individuazione sono caratterizzate dall’incontro con i principali archetipi dell’inconscio collettivo:

 

Archetipo dell’Ombra

L’individuo, nel silenzio della propria solitudine, deve entrare in contatto con le parti rimosse che non conosce e non accetta di se stesso, ma che proietta sugli altri mediante i suoi comportamenti.
L’analisi dei sogni, dei sintomi e delle proiezioni, può rivelare cosa contiene il proprio “lato oscuro” e, come nella Nigredo, la trasformazione può iniziare solo con il coraggio di affrontare i propri demoni interiori. (Leggi: Non lasciarti dominare dal tuo lato oscuro)
Il lavoro è doloroso, frustrante e confusionario, tant’è che spesso è impossibile affrontarlo da soli, senza un sostegno psicologico adeguato.

 

Archetipo dell’Anima/Animus

Superate le illusioni e facendo luce dentro di sé, l’individuo si apre al contatto con l’altro e scopre che tutti i precedenti rapporti di coppia o gli innamoramenti erano fondati su immagini interiori e non sulla realtà.
Ognuno di noi ha all’interno una polarità maschile e una femminile, che corrispondono alle esperienze interiorizzate del padre e della madre. (Leggi: 
Il maschile e il femminile nella relazione di coppia)
Se l’opposto non viene riconosciuto e integrato, persistono blocchi, idealizzazioni, relazioni insoddisfacenti.
Gli uomini devono ricercare e comprendere in sé l’Anima (la parte accogliente, mentale, spirituale), le donne l’Animus (la parte pratica, concreta, razionale). Si possono riconoscere nei sogni, nelle fantasie e nelle proiezioni sulle persone del sesso opposto.

 

Archetipo del Sé

Come nella Rubedo alchemica, il livello finale dell’evoluzione è rappresentato dall’integrazione psichica degli opposti e dalla cessazione dei conflitti interiori.
L’individuo trova il proprio vero Sé, la dualità cessa di esistere e può realizzarsi l’individuazione, la sintesi dei contrari che genera la totalità.

Quando gli archetipi divengono consapevoli, l’uomo non ne è più dominato e il suo agire diventa chiaro e libero.
Coscienza e inconscio possono incontrarsi e la persona può giungere all’auto-realizzazione.


 

Lavorare su se stessi in pratica: l’approccio olistico di Hasya

Il percorso per un buon lavoro su di sé è sempre lo stesso, ma ciò che si può trovare è diverso per ognuno di noi.
Raccontaci se stai facendo un lavoro su di te o se ti piacerebbe iniziarlo!

Dott.ssa Claudia Casalboni

 

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Dott.ssa Claudia Casalboni

Psicologa libera professionista a Arbor Vitae Rimini
Mi occupo della promozione del benessere psicologico e di percorsi di crescita personale. Utilizzo strumenti di arteterapia, in particolare la scrittura e il teatro. Colloqui individuali di sostegno psicologico, laboratori di gruppo di scrittura espressiva e teatro interiore a Rimini.

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