Conoscere e governare le emozioni - introduzione - Psicologia del Cambiamento

Conoscere e governare le emozioni – introduzione


Negli articoli dedicati all’intelligenza emotiva abbiamo chiarito il ruolo delle emozioni nel dirigere le nostre scelte e la loro importanza nel raggiungimento degli obiettivi. Ogni emozione ha una propria utilità e uno scopo, per cui è opportuno capire come utilizzarle, piuttosto che tentare di allontanarle. In questo articolo inizia il nostro viaggio alla scoperta delle emozioni…


 

Conoscere e governare le emozioni – introduzione

 

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Le emozioni sono qualità dell’essere umano e, per quanto provocare vissuti spiacevoli e problemi, esse fanno parte di noi; sono strumenti preziosi per relazionarci al mondo, alle altre persone, nonché a noi stessi.

La connotazione negativa data a certe emozioni dipende dalle convenzioni culturali, dall’educazione ricevuta e dalla capacità (o incapacità) personale di gestire le emozioni per il raggiungimento degli obiettivi e il benessere.
La conoscenza e il dominio delle emozioni sono mezzi indispensabili per sopravvivere nella nostra società e per sostenere l’equilibrio interiore.

 

Conoscere le emozioni

Le emozioni sono modificazioni psico-fisiologiche, letteralmente “impulsi ad agire” (dal latino: ex=fuori + movere=muovere) in risposta a stimoli ed eventi.
Paul Ekman ha studiato le micro-espressioni facciali delle emozioni, confrontando diverse culture è arrivato alla conclusione che esistono 6 emozioni primarie, che si manifestano nello stesso modo in tutti gli esseri umani. Paura, rabbia, gioia, tristezza, disgusto, sorpresa sono universali, possiedono una base biologica innata comune a tutte le persone, indipendentemente dai fattori culturali.
Le emozioni dette secondarie risultano della combinazione delle prime e sono apprese nel contesto sociale in cui l’individuo cresce e si relaziona con gli altri.

Gli studiosi sono concordi nell’affermare che esistono almeno 4 emozioni di base, da cui derivano tutte le altre: paura, tristezza, rabbia e gioia.
Ogni emozione ha un significato e una finalità, che approfondiremo nei prossimi articoli.

  • Paura: legata all’istinto di sopravvivenza, avverte che siamo di fronte a un pericolo e stimola ad affrontarlo fuggendo o mettendo in atto altre strategie, a seconda della situazione (attacco, difesa, blocco, confronto…). Quando una naturale risposta di paura sfugge al controllo e diventa eccessivamente intensa e duratura, sfocia nell’ansia o nella fobia, a cui sono associati pensieri catastrofici.
  • Rabbia: insorge quando sentiamo frustrazione rispetto a qualcosa che non abbiamo intenzione di accettare. In genere si attiva quando veniamo attaccati o subiamo un’ingiustizia e reagiamo per modificare questa situazione, per non farci sopraffare. La rabbia è disadattiva quando l’aggressività diventa una risposta automatica in seguito a sollecitazioni minime, non si disinnesca ma si auto-alimenta, spingendoci in un vortice distruttivo.
  • Tristezza: origina dalla perdita ed è un importante segnale di malessere che indica che qualcosa deve essere cambiato, perché ci siamo illusi, abbiamo nutrito aspettative troppo elevate o abbiamo fallito un obiettivo. La tristezza è un passaggio fondamentale per riconnetterci con il nostro centro e trovare la forza per ripartire. Se il dolore non viene adeguatamente elaborato, possiamo diventare vittime di noi stessi fino alla disperazione e all’esaurimento.
  • Gioia: è uno stato d’animo che conferisce apertura, disponibilità, motivazione e ci permette di godere dei successi. Può avere un risvolto negativo se, sull’onda dell’entusiasmo, ci impedisce di considerare i nostri limiti e ci porta a non accorgerci dei rischi e delle avversità.

Imparare a chiamare ogni emozione con il proprio nome serve per capire ciò che stiamo vivendo e come fronteggiare le situazioni per raggiungere i nostri scopi.
Esercitiamoci a portare ogni stato d’animo alla consapevolezza, dicendo a noi stessi: “Quello che sto provando ora è rabbia/tristezza” ecc. “Cosa mi sta comunicando questa emozione?”
Le emozioni sono guide per il nostro comportamento e possono essere utilizzate per costruire relazioni efficaci. La conoscenza approfondita di sé permette di comprendere meglio i sentimenti degli altri; a questo proposito, allenarsi a riconoscere le espressioni e i segnali non verbali può essere di aiuto. (Leggi l’articolo: Giù la maschera! Alla scoperta del linguaggio non verbale)

 

Governare le emozioni

Bloccare le emozioni spiacevoli, ignorarle, evitare le circostanze che potrebbero provocarle oppure intensificare le emozioni piacevoli fino a perdere il contatto con la realtà, sono strategie che, prima o poi, si rivelano dannose.
Le emozioni sono eventi naturali e hanno una funzione specifica, insorgono, raggiungono un picco e poi, mano a mano, si trasformano. Il problema nasce quando si protraggono eccessivamente per durata e intensità, quando perdiamo il controllo e permettiamo loro di dominarci.

La consapevolezza ci aiuta a prevenire questo problema, intervenendo prima che la ragione venga “offuscata”.
Partiamo dall’osservazione di noi stessi, per definire quello che stiamo provando. Nessuna emozione che viviamo è sbagliata e dovremmo cercare di ascoltarci senza condizioni, senza giudizi, con un atteggiamento comprensivo, come faremmo con il nostro migliore amico (o come vorremmo che gli altri facessero nei nostri confronti).
Tutto ciò che si manifesta ha una ragione di esistere, per cui scegliamo di accettarlo ed evitiamo di reprimerlo, di rifiutarlo o di cercare colpevoli. In questo “stato di presenza” e accettazione, possiamo distaccarci dalla tempesta emotiva e semplicemente osservare.
Un consiglio sempre utile è quello di mettere il vissuto per iscritto, raccontandolo in terza persona. Così, diventiamo coscienti dei sentimenti che ci attraversano e delle loro motivazioni, con un punto di vista imparziale. Questo ci permetterà di ristabilire una certa calma interiore e di agire con auto-controllo.

Permettiamo quindi a noi stessi di esprimere i nostri sentimenti, di cercare aiuto, conforto e di far valere le nostre ragioni, ma in modo costruttivo, senza essere spinti dall’impulso del momento.
I risultati positivi saranno evidenti anche nel rapporto con le altre persone, che saranno più facilitate ad ascoltarci e capirci.
Una persona in preda a un’esplosione emotiva, riversa addosso all’altro le sue lamentele o la sua aggressività ed è sorda a ogni offerta di aiuto; inoltre può scatenare facilmente una risposta analoga o una vera e propria fuga!

Segui i prossimi articoli in cui approfondirò la conoscenza e la gestione delle 4 emozioni principali: rabbia, tristezza, dolore e gioia.


Dott.ssa Claudia Casalboni

 


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